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Morivo d'abbandono

Per il progetto "Terra da abitare, bellezza da custodire" promosso dalla Conferenza Episcopale Sarda
A cura di Salvatore Ligios


Prima di tuffarmi sul territorio ho raccolto informazioni e notizie sui paesaggi e le comunità che avrei incontrato. Una zona particolarmente colpita dallo spopolamento. Come Burgos, per citarne uno fra tanti, piccolo comune nella regione storica del Goceano, eretto ai piedi di un castello medievale. O le vaste campagne che confinano con il Marghine, verso Bolotana e la valle del Tirso, tutti luoghi testimoni silenziosi del mancato sviluppo industriale promesso, e fallito, del Piano di Rinascita. Questi spazi sono estremamente suggestivi, sembrano quasi sospesi fuori dal tempo, complice anche l’estesa area boschiva. La mutazione antropologica si nota soprattutto nel villaggio di Foresta Burgos dove la vegetazione si sta impadronendo delle case abbandonate. Per quanto sia sempre triste vedere un tale stato di abbandono, il sentimento è sempre quello di una curiosità adrenalinica che dà spazio ad un immaginario totalmente personale. È un attimo immedesimarsi in tutti i piccoli dettagli che si trovano sparsi e unirli per immaginare quello che sono stati, la vita che hanno avuto, le persone che un tempo hanno vissuto là e hanno fatto parte di un mondo che non c'è più. Le storie si leggono in tantissimi frammenti ed è affascinante l'idea di ricostruirle con un livello totalmente ipotetico fissandole in altri frammenti che sono le foto, una cristallizzazione nella cristallizzazione.
Mi si domanda se c’è una prospettiva, una proiezione, per un giovane della mia generazione, di poter utilizzare quello che gli offre l'ambiente visitato per alimentare i propri sogni, le fantasie, qualche aspettativa di vita? Personalmente penso che siano luoghi estremamente suggestivi e carichi di spunti di riflessione per poter "creare" ma allo stesso tempo troppo fuori dallo spazio e dal tempo per essere vissuti 365 giorni l'anno. Sarebbe interessante l'idea che potessero riprendere vita ospitando un "flusso di coscienza" di menti creative, un costante ricambio di personalità che possano approdare là per brevi o lunghi periodi in un ricambio incessante che renda vivo il posto così da creare tutto l'indotto necessario per uno sviluppo culturale ed economico stabile e mutabile.
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