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Affinità Elettive

Progetto creato per il festival di giovane fotografia europea MENOTRENTUNO
A cura di Sonia Borsato e Salvatore ligios

Diamo un nome alle cose per poterle governare, etichettare e mettere in scala. Il nome è un potere che ci autoattribuiamo, bollando o esaltando.
È comodo mettere ordine in un mondo complesso usando regole semplici, banali.
È conveniente far apparire Natura e Cultura come sorelle, pretendendo che le leggi dell'una valgano anche per l'altra.
Non solo le leggi ma nemmeno le parole, i nomi valgono per entrambe.
Oltre i ruoli sociali, oltre i fatti e il tangibile ci sono sfere dell'esistere molto più sfumate e delicate.
Parlare di un sentimento spesso equivale a tradirlo, a corromperlo nel tentativo di riportarlo ad una dimensione di comprensibilità.
Non parole dunque ma immagini per raccontare una educazione sentimentale distante dalla quotidiana dicotomia tra letterale e simbolico.
Un album fotografico straordinario perchè privo di sforzo, eccezionale perchè distante da quella sensibilità moralista che sembra metterci al riparo dalla vita stessa.
Tiziano Demuro non invoca poteri o saperi, non cattedrali morali o poteri terreni. Lui registra e associa, affidandosi all'inviolabilità del numero 2, il paritario accostarsi e fronteggiarsi di un 1 con un altro 1 e non la gerarchizzazione imposta da una sequenza.
Il modulo, il doppio, il dittico.
La rima baciata, la coppia, la gemellarità.
Lo specchio, il calco, l'impronta.
Ciò che società giudica, natura dimostra, replica, offre.
Demuro articola la sua Heimat attraverso un diario visivo che non si limita a registrare ma crea una dimensione di possibilità, di accettazione.
Una confessione profonda. L'annotazione delicata di un quotidiano che diventa rito perchè ci sei tu, tu che mi assomigli, tu che mi sei identico in biologia e così distante secondo tutte le altre leggi esclusa quella del sentire.
La religione, la morale, il gusto, la moda, anche mia madre potrebbe esserci contro perchè del suo ventre non mi interessa più.
Rinasco nel mio specchiarmi in te. Le forme che si intrecciano come i giorni. La natura che è un'eco fedele delle vite che condividiamo. Non c'è prova maggiore che l'armonia. La Terra mi è Madre solo in questa dimensione di autenticità, senza l'abuso della morale. Diversamente, piegata e umiliata, la terra sarebbe madre straniera e infelice.
L'immagine fotografica non solo osa vedere armonia là dove solitamente viene negata ma si prende l'amorevole responsabilità della testimonianza. Lo ha fatto sempre, dalla nascita.
E ancora cattura, contro ogni aspettativa, l'arrendevolezza, la sensibilità, la resistenza e la disponibilità di un corpo che conosce l'amore, di una terra che da questo amore è illuminata.
Testo di Sonia Borsato




We give things a name so we can govern them, label them and put them in scale.
The name is a self-claimed power, branding or glorifying. Iítís convenient to portray Nature and Culture as sisters, demanding that oneís laws could also apply to the other.
Neither the laws nor the words or the names apply to both.
Beyond the social roles, beyond actions and whatís tangible, there are facets of our existence that are much more subtle and delicate.
Speaking of a feeling often means betraying it, corrupting it in the attempt to bring it back to a dimension of complexity. Not words then, but images to convey an emotional education far from
the daily dichotomy between literal and symbolic. An extraordinary photographic album thanks to its spontaneity and exceptional because far from the moralistic sensitivity which seems to
protect us from life itself.
Tiziano Demuro does not prey for powers or knowledge, moral cathedrals or earthly powers. He records and associates, trusting the steadiness of nummber 2, the coming together and battling
of the two, instead of hierarchy imposed by a sequence.
The modularity, the double, the diptych.
The rhytming couplet, the couple, the imprint.
Wha society judges, nature shows, replicates and offer.
Demuro articulates his Heimat through a visual diary that goes beyond recording, creating a space of possibility and acceptance.
A profund confession. A delicate record of a routine that becomes ritual because you are here and you are like me, we are biologically identical and yet so far under all the other laws except
for the law of feeling.
Religion, morals, taste, fashion, even my mother could be against it, because I no longer care for her womb.
Iím born again when I see myself in you.
Shapes intertwining like the days. Nature being a precise echo of the lives we share.
Thereís no bigger proof than harmony. The Land is my Mother only in this space of authenticity, free of moral abuse. Any other way, bent and humiliated, the land would be a foreign and
unhappy mother.
The photographic image cannot only dare to see harmony where itís usually denied, but it also carries the loving responsibility of witnessing. Itís done so since itís birth. And it still captures,
against all expectations, the compliance, the sensitivity, the resistance and openness of a body that knows love, of a land that is fit by this love.
Text by Sonia Borsato
Link
https://www.tizianodemuro.com/affinita_elettive-p23217

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